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COSA FACCIAMO - ATTIVITA'

MOSTRA QUELLO CHE LE DONNE DICONO

COLLETTIVA "QUELLO CHE LE DONNE DICONO" 15-31 OTTOBRE 2011 BRUGHERIO
Saman continua il suo impegno a favore delle donne e ha il piacere di invitarvi all’inaugurazione della collettiva “Quello che le donne dicono” che si terrà il prossimo del 15 ottobre 2011 alle ore 18.00 presso la Scuola di Musica “L.Piseri” ” in via XXV Aprile, 61 a Brugherio (Monza).

Il tema della collettiva è un invito all'ascolto. Opere che ci invitano a guardare la realtà con occhi interiori - quelli del cuore - e a superare la dimenzione fisica, oltrepassare l'immagine e la forma per abbracciare il messaggio che ci racconta il sentimento di emozione della vita.

Collettiva a sostegno delle donne in difficoltà, in linea con il proposito di Saman che è quello di sostenere la libertà interiore per dare spazio all'accoglienza.

La collettiva rimarrà aperta fino al 31 ottobre 2011 con i seguenti orari di visita:
dal lunedì al venerdì 14.00 – 22.00
sabato 13.45 – 18.30

MOSTRA
QUELLO CHE LE DONNE DICONO
CONTRO LA VIOLENZA. DI GENERE, IN GENERE.

Breve storia

Il 2009 è stato l’anno che la Comunità Europea ha dedicato alla creatività e all'innovazione, invitando ogni stato membro a sviluppare il proprio potenziale innovativo, sottolineando l'esigenza di trovare soluzioni creative ai problemi di oggi. Abbiamo aderito a questo appello dedicando un progetto ad attività di informazione e sensibilizzazione sulla tematica della violenza alla donna nella nostra società, sulle diverse “forme” in cui essa si manifesta, sulla forza e il talento che ogni donna ha dentro di sé quale leva indispensabile per uscire da un’esperienza di trauma o di discriminazione.
Tra le varie iniziative proposte una, inizialmente pensata come evento collaterale, ci ha letteralmente travolto, diventando in poco tempo il cuore pulsante di un movimento di artiste, di donne e di cittadini che ci ha permesso di raggiungere luoghi e persone che non avevamo sperato, portando con noi tanta voglia di raccontare a tutti QUELLO CHE LE DONNE DICONO.

Perché una mostra itinerante

La Dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne redatta dall'ONU nel 1993, fornisce per la prima volta una definizione ampia di questo tipo di violenza: "qualunque atto che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata".
In Italia 1 milione 680 mila donne hanno assistito prima dei 16 anni a violenza domestica contro la madre, il 31,9% di età compresa tre i 16 e i 70 anni ha subito almeno una violenza fisica o sessuale durante la vita, di queste ben il 68,3 % all'interno dell'ambiente domestico. Ancora più preoccupante la cifra che quantifica al 95% la percentuale di soprusi che non vengono denunciati, spesso per paura o per vergogna. La violenza, ogni tipo di violenza e di abuso attiva profondi nuclei abbandonici e persecutori, che raramente si estinguono spontaneamente, se non rielaborati successivamente, anche attraverso attività artistiche quali il teatro, la musica e le arti espressive. In questo processo di rielaborazione i due temi proposti, creatività e violenza, che rappresentano l’uno la positività di storie di piccoli e grandi successi e l’altro vissuti di grande dolore ancora attuale, pur apparendo contrastanti, trovano il loro punto di incontro. Da questa opposizione, nasce la convinzione che l’energia sprigionata da ogni atto di violenza possa essere trasformata in un processo creativo, in essa risiede la certezza che le donne sanno cercare e trovare in sé le risorse necessarie a rinnovare la loro vita e creare un nuovo futuro per sé, i propri figli, la propria famiglia.

Ecco perché QUELLO CHE LE DONNE DICONO è una collettiva di artiste al femminile che si esprimono attraverso differenti forme d’arte, pittura, scultura, ceramica, fotografia, originali creazioni con svariati materiali. Ecco perché in ogni tappa del nostro percorso inviteremo altre donne ad unirsi a noi, esponendo le loro opere, realizzando le loro performance, promuovendo insieme una nuova cultura della nonviolenza nelle relazioni tra i sessi, raccontando le loro esperienze in un continuo rinnovarsi che è creazione, innovazione e stupore.

“Tu e io non siamo che una cosa sola. Non posso farti del male senza ferirmi”.

Mahatma Gandhi

La mostra: Testimonianza critica di Gian Carlo Piana

Il tema della mostra è un invito all'ascolto.
Azione comportamentale, se non poco praticata, frequentemente poco approfondita o del tutto evasa.
Non si tratta, in questo caso, di accostare l'orecchio e sentire suoni o parole, ma interpretare segni e forme, frutto di gesti e di intenzioni, per percepire quanto suscitano in noi.
Un'occasione che si fa evento per la disponibilità di un gruppo di artisti ad osservare ed esprimere senza vincoli, accadimenti intimi e sensibilità individuali, colti attraverso la disposizione personale all'ascolto del nostro Essere umani e, nel momento presente..., totali.
Se è vero che da tutto ciò ci si può allontanare, è altrettanto vero che non lo si può definitivamente eludere. La finzione nel comportamento è comunque costretta, prima o poi, a fare i conti con l'essenza della vita, che ci osserva e ci urta quando diventa insegnamento e tocca dentro di noi corde emozionali che vorremmo mantenere assopite o, all'opposto, ci esalta quando prendiamo parte alla stessa sostanza, nella stessa frequenza d'onda.
Le opere esposte trasmettono nell'insieme un sapere antico, spesso occultato o manipolato, che ci invita a guardare la realtà con occhi interiori, quelli del cuore, e a superare la dimensione fisica per accedere a piani dove il vuoto è pieno, ricco ed ha sostanza.
Quale che sia questa dimensione, le autrici delle opere la declinano attraverso la rielaborazione di colori, oggetti, superfici, inventando un nuovo alfabeto.
Questa collettiva ci esorta a oltrepassare l'immagine e ad abbracciare il messaggio che, con spontaneità e immediatezza, racconta qualcosa di ognuno di noi, esprimendo sensibilmente il sentimento dell'emozione della vita.
Siamo pertanto invitati ad una riflessione che meglio corrisponde allo spirito che qualifica il proposito della mostra QUELLO CHE LE DONNE DICONO:
migliorare una profonda libertà interiore, per dare spazio all'accoglienza.

GRAZIE A:
A tutti coloro che ci hanno aiutato a realizzare le tappe milanesi di Quello che le donne dicono:
Ai partner di progetto Associazione Mittatron, Associazione GiòCoRe, Comune di Bresso, Fondazione Brambilla Pisoni, Centro Dimensione Corporea, Volontariato Caritas, Centro per la Famiglia di Bresso
A Silvana Raimondi, scenografa e pittrice, che ha ideato il titolo della mostra, ha curato i nostri meravigliosi allestimenti, ha profuso in noi la sua inesauribile energia.
A Gian Carlo Piana, architetto, che con coraggio e curiosità ha affrontato con noi questo viaggio, curando la testimonianza critica della mostra.

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