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Storie, testimonianze

STORIE

STORIA DI S:

“Il gioco è diventato una malattia un po’ alla volta. E’ stato un passaggio graduale, prima giocavo solo per divertirmi, poi sono diventata completamente dipendente.
Quando ero adolescente, mio padre giocava molto e, sapendo cosa significava fare a meno di tutto, pensavo che mio padre si comportasse da egoista sperperando ogni cosa in quel modo. Così verso i 20 anni, divenni molto attenta ai soldi, dovevo sempre avere un’attività per dimostrare di guadagnarmi i soldi con fatica. Mi sono sposata a 20 anni appena compiuti, e ho cominciato a frequentare, con mio marito e gli amici, dei locali in cui giocavo a videopoker. Per anni, questo non è stato un problema, ma poi ho cominciato ad arrabbiarmi quando perdevo più di quanto avrei voluto. Mio marito non si preoccupava, ma ogni volta che perdevo, dovevo tornare indietro prendere a calci la macchinetta.
Quando ho cominciato a sentirmi depressa per le mie perdite, ho smesso di andare in questi luoghi, e per un po’ questo ha funzionato. Dopo I 30 anni ho divorziato, e quando mio figlio passava il weekend dal padre, mi concedevo una serata ai videopoker. Avevo un buon lavoro, ed ero una persona responsabile e molto controllata, ma progressivamente ogni cosa divenne semplicemente irrilevante. Adoravo andare per locali, e non per fare vita sociale, ma soltanto per sedermi di fronte alle macchinette del videopoker e scivolare nell’oblio.
I problemi arrivarono quando i soldi finirono e dovetti affrontare il fatto che la vita ha i suoi alti e bassi. Solo che ora il problema era un altro: non avevo più soldi. E la sensazione terrificante di non avere più il controllo della mia vita. Così ho cercato di riprendere in mano la situazione imponendomi di giocare solo 50 Euro per volta, ma non ha funzionato. Quando cominciavo a schiacciare i bottoni, tempo e soldi non avevano più nessun significato. Allora ho provato a limitare il tempo di gioco, un’ora alla volta, con l’unico risultato di arrivare sempre in ritardo dappertutto. Sono arrivata al punto in cui dovevo decidere se vendere la macchina o la casa.. o non svegliarmi più il mattino dopo. Gli amici mi dicevano che avevo bisogno di aiuto, ma ho dovuto davvero toccare il fondo per accettarlo, e l’ho fatto.
Non c’è una bacchetta magica, ma se ti impegni a fondo, ascolti e impari da chi ti offre aiuto, allora cominci a recuperare e riprendere di nuovo il controllo della tua vita, un giorno alla volta”

STORIA DI T.

“Il mio nome è T. e sono un giocatore compulsivo.
Per farla semplice, credo di essere sempre stato portato ad usare scorciatoie, piuttosto che ad applicarmi con impegno, per raggiungere i miei obiettivi. Mi ricordo distintamente che già alle elementari ero sempre nei guai perché passavo le giornate a sognare ad occhi aperti, guardando fuori dalla finestra invece che ascoltando la maestra. A 10 anni, per cercare di soddisfare le aspettative dei miei genitori, ho cominciato a sviluppare l’abitudine a mentire, piuttosto che accettare le critiche per i miei fallimenti (non importa quanto piccoli). Questo spesso significava dare agli altri la colpa di quanto avevo fatto.
Questi precoci difetti, sviluppati sempre di più per evitare qualsiasi forma di impegno, si sono manifestati appieno durante gli anni del liceo. Spesso mentivo agli insegnanti sul perché non svolgevo il lavoro assegnatomi, e falsificavo le firme quando venivano inviate a casa segnalazioni riguardanti la mia condotta indisciplinata. L’opinione generale era che io sprecavo gran parte delle mie potenzialità. Credo di aver cominciato a sentirmi insicuro in quel periodo, e a desiderare disperatamente di essere accettato da tutti. In questa fase la mia abilità di sognare ad occhi aperti si è sviluppata molto più di quanto avrei mai immaginato, e l’avrei capito nel modo più duro.
Non posso dire con precisione il momento in cui sono diventato un giocatore. Mi ricordo distintamente che a circa 8 anni giocavo a poker con i miei fratelli, più grandi e più piccoli, ma ho presto scoperto che mi piaceva molto di più giocare da solo sul personal computer. Scendevo di nascosto di notte a giocare, così nessuno mi interrompeva. Il mio periodo scolastico è costellato di scommesse di ogni tipo, sportive e su cose insignificanti. Mi ricordo distintamente i miei genitori che mi trascinano via da un videopoker mentre dovevo essere al funerale di un parente: avevo solo 17 anni. Il mio mondo irreale, basato sul gioco, aveva ormai cominciato a prendere forma. A 18 anni avevo orami trovato la mia scappatoia a tutte le paure, i rifiuti, la vergogna e la vita in generale.
Il sogno di vincere la lotteria era sempre alla mia portata, o così credevo, e a 19 anni passavo almeno due o tre sere a settimana alla sala Bingo, in cui trovavo anche gratta e vinci e biglietti della lotteria. Per il mio 20esimo compleanno, i luoghi in cui trovavo le macchinette del video poker, erano diventati le mie prede preferite e in pochi mesi spendevo molti più soldi di quanti potessi guadagnarne. Nel giro di un anno ero ridotto a pezzi, ricevevo innumerevoli avvertimenti da amici, parenti e conoscenti, ma li ignoravo tutti. Se le persone criticavano in continuazione il mio giocare, dovevo semplicemente far sì che non lo sapessero. Questo è stato il momento in cui la mia vita ha cominciato davvero a distruggersi.

Ho continuato a giocare d'azzardo per altri due anni, peggiorando progressivamente. Durante questo periodo ho venduto numerosi beni per pagarmi il gioco, comprese due automobili. Non provavo nessun rimorso a prendere denaro che sapevo non essere mio. Il mio giocare d'azzardo mi ha portato anche a rompere tutti i rapporti che avevo. Il mio rendimento sul lavoro è diventato così scadente che ho ricevuto diverse minacce di azioni disciplinar. Ma in tutto questo tempo, il gioco d'azzardo era l'unico motivo di esistere. Piazzare la prossima scommessa era l'unico scopo della mia vita. Forse era lo stress del gioco d'azzardo o semplicemente il fatto che la mia attività di giocatore si stava intensificando, ma soffrivo fisicamente e mentalmente. Ero sottopeso, dormivo pochissimo e in generale in un pessimo stato salute. Non potevo concentrarmi su niente, e la costrizione a giocare pervadeva tutti i miei pensieri. Ero a pezzi e i debiti e sembravano crescere esponenzialmente. La mia vita era così orribile che odiavo tutti e tutto nella mia vita. Ero incapace di sentire emozioni e rifiutavo di ricevere attenzioni. Il pensiero del suicidio era diventato normale, contemplato come un modo per porre fine al tumulto.

Con tutto ciò arrivo al più ironico giorno della mia vita. Il 15 dicembre 1997, era lunedì. Ero disperatamente alla ricerca della “giocata della vita”. Avevo l’illusione che una grande vittoria era tutto ciò di cui avevo bisogno per cambiare la mia vita. Ho trascorso tutto il pomeriggio racimolando tutto il denaro che potevo. Stavo per vincere una fortuna e trasferirmi in una nuova città in cui la mia vita sarebbe ricominciata da capo. Ho comprato due cuscini e un sacco a pelo. Senza mangiare, sono entrato in una sala per video poker, pronto a realizzare il mio sogno (avevo dimenticato tutte le volte che questo era già accaduto). Dopo poche ore ne uscivo con lo stesso risultato di sempre: avevo perso tutto. I miei migliori sforzi da giocatore avevano dato uno dei miei peggiori risultati. Mi sentivo letteralmente svuotato. Quando sono tornato a casa, ho scoperto che un membro della famiglia aveva trovato un estratto conto con le tracce della mia attività. Con le accuse di furto, mi sono sentito come un coniglio catturato sotto un riflettore. Ho cercato disperatamente di pensare a un'altra bugia, ma avevo solo il vuoto in testa. E’ stato come se il mio cervello, sotto pressione, mi avesse improvvisamente abbandonato.

Poi è successo l'incredibile. Ho cominciato a piangere come un neonato. Con l’improvvisa consapevolezza che avevo sbagliato per così tanto tempo, gli anni del dolore sembravano uscire fuori come un’inondazione, tutti in una volta. Ho fatto una telefonata quella notte a un centro di ascolto. Ancora una volta sono scoppiato in lacrime, ho chiesto aiuto e ha cominciato a raccontare la mia storia. L'operatore mi ha detto avevo bisogno di un aiuto, e due giorni dopo mi sono recato presso un centro specializzato; Avevo 22 anni e mezzo di età. Mentre scrivo la mia storia, mi rendo conto che è la vigilia del mio terzo anniversario dall’ultima scommessa. Benché io sia ben lontano dall'essere una persona perfetta oggi, sono in grado di gestire la mia vita e sviluppare rapporti significativi con altre persone. La cosa migliore è continuare a migliorare "Un giorno alla volta". Bentornato nel genere umano.”

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