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Saman Bondeno: residenzialità brevi

SAMAN BONDENO: RESIDENZIALITA' BREVI PER UTENTI CON ABUSO DA COCAINA

Il programma per cocainomani si inserisce all’interno di un approccio multimodale che integra vari ambiti: psicoterapia, ergoterapia, psicopedagogia, attività psicocorporee.
L’approccio psicoterapeutico include e presuppone l’orientamento di tipo sistemico-relazionale.

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NEL FILE PDF ALLEGATO: LA VERSIONE DETTAGLIATA E COMPLETA DEL PROGRAMMA

TIPOLOGIA D'UTENZA
Il programma si rivolge specificamente ad utenti che presentano una situazione d’abuso di cocaina, uomini e donne, di età variabile. La comunità accoglie sia utenti disintossicati che utenti che assumono terapia psicofarmacologica concordata con il SerT inviante.

MODALITA' D'ACCESSO
La modalità di accesso avviene tramite la segnalazione dal parte del SerT inviante che presenta la richiesta di un ingresso e dopo un colloquio (telefonico o diretto) tra operatore del SerT e psicologa che cura la fase di Accoglienza.

PROGRAMMA TERAPEUTICO
L’intervento proposto è strutturato in tre fasi:

  • - la fase di accoglienza e di definizione consensuale del piano terapeutico;
  • - la fase residenziale
  • - la fase successiva al percorso residenziale. (V. Contraddiction ambulatoriale)

Accoglienza e definizione consensuale del piano terapeutico
La prima fase del programma è la fase di Accoglienza, che prende avvio dopo la segnalazione del SerT inviante. Inizia perciò la fase di valutazione, che prevede 3-4 incontri tenuti da una psicologa famigliare e sistemica con l’utente, la coppia o altri esponenti significativi del suo sistema interpersonale di relazioni.

Obiettivi:
1) aggancio e strutturazione di una relazione terapeutica, basata sul riconoscimento da parte dell’utente del suo bisogno d’aiuto;
2) definizione di una diagnosi personale (aree problematiche e risorse) e di sistema (tipo di famiglia, fase del ciclo vitale, ecc.);
3) approfondimento anamnestico con particolare attenzione alla comprensione della funzione della sostanza nei diversi ambiti (fragilità del sé, vita di coppia, genitorialità, relazioni con il lavoro);
4) elaborazione di un piano terapeutico condiviso con l’utente, la famiglia e con il SerT.

Laddove è possibile, si ritiene importante che il contratto preveda un doppio lavoro: durante la fase residenziale in comunità dell’utente, la famiglia sarà presa in carico dalla psicologa che ha curato l’Accoglienza; al termine del percorso comunitario dell’utente, sarà auspicabile e possibile proseguire la presa in carico dell’utente e della famiglia in Accoglienza.
Tale fase si conclude con la definizione comune del progetto che coinvolge le tre parti coinvolte: Accoglienza, SerT e utente.

FASE RESIDENZIALE

La fase residenziale prevede, orientativamente, un periodo non molto prolungato, tra i 3 e i 6 mesi.
La fase iniziale , è finalizzata al recupero fisico, attraverso la presa di distanza dalla sostanza, e parallelamente avviene la presa in carico della famiglia da parte dell’Accoglienza.
In un secondo momento del programma, sono previste visite dei parenti mensili in comunità al fine di riallacciare le relazioni significative. È possibile valutare, l’eventualità di contatti con la famiglia e/o i figli più frequenti, se ritenuto opportuno all’interno del progetto terapeutico individuale.
Un terzo momento è finalizzato, attraverso permessi di verifica a casa, ad avviare il riavvicinamento dell’utente al proprio contesto.

Nel caso di programmi residenziali molto brevi (3 mesi) si valuterà come strutturare le fasi menzionate (rapporto con la famiglia, permesso di verifica a casa), riguardo alle modalità e ai tempi.
Durante la fase residenziale del programma, sono previsti incontri periodici dell’utente e degli operatori di riferimento, con il SerT inviante, tramite visite degli operatori del SerT in comunità o appuntamenti fissati al SerT, al fine di verificare l’andamento del programma in itinere.

La presa in carico dell’utente di svolge su tre piani:
1) l’intervento psicoterapeutico;
2) l’intervento educativo;
3) le attività psicocorporee.

L’intervento psicoterapeutico.
Dal punto di vista psicoterapeutico, il lavoro sarà inizialmente incentrato sulla situazione di “crisi”, cercando di mettere a nudo l’ingenuità e l’inconsistenza delle difese costruite attorno al sé grandioso dell’utente, la forza e la pericolosità delle collusioni famigliari.

Obiettivi del lavoro con l’utente:
1) la problematizzazione dei comportamenti;
2) il ridimensionamento degli atteggiamenti narcisitico-onnipotenti;
3) la presa di coscienza che la sostanza ha una funzione nel rafforzare le difese onnipotenti ipomaniacali all’interno di specifiche aree di fragilità del sé;
4) riconoscimento degli stati emotivi sottesi, come il senso di vuoto, di impotenza e i vissuti depressivi.

Si ipotizza che tale lavoro possa produrre due cambiamenti:
a) la modificazione del comportamento di assunzione;
b) la possibilità, per alcune persone, una volta raggiunto un sufficiente equilibrio soggettivo, di formulare una successiva richiesta di psicoterapia più ampia e approfondita.

Parallelamente al lavoro individuale effettuato dall’utente in comunità, è prevista la presa in carico della famiglia da parte dell’Accoglienza, che a partire dal secondo mese di residenza dell’utente in comunità, effettuerà sedute di terapia famigliare a cadenza mensile, con l’utente e la famiglia. Nella fase iniziale di permanenza dell’utente in comunità (primi due mesi circa) l’Accoglienza valuterà la possibilità di effettuare colloqui di sostegno con la famiglia.

Obiettivi dell’intervento familiare:
1) aumentare l’adesione al programma terapeutico;
2) interruzione delle complicità e delle collusioni, consapevoli e non consapevoli, evidenziate a livello famigliare e di reti interpersonali;
3) migliorare il contesto relazionale attraverso una maggiore esplicitazione e consapevolezza delle dinamiche affettive;
4) recupero di una funzionalità e di una flessibilità di ruoli all’interno della famiglia.

Le psicologhe che seguono la parte individuale e quella famigliare lavoreranno in modo parallelo e creeranno spazi di confronto al fine di attuare un intervento integrato sul caso.

L’intervento educativo.
L’intervento educativo terrà conto delle caratteristiche specifiche dell’utente e del coinvolgimento della famiglia nel percorso dello stesso. Prevede colloqui cadenzati con l’utente e il mantenimento di contatti con la famiglia.

Ambiti di intervento e obiettivi:
1) Mappatura delle risorse: la fase iniziale prevede l’individuazione delle risorse dell’utente, cercando di vagliare le sue capacità a partire dalle competenze lavorative fino alla enucleazione delle propensioni soggettive;
2) Cura di sé: ridare all’utente il senso di responsabilità relativa al suo corpo e alla sua salute, attraverso cure mediche (se necessarie) e le eventuali terapie farmacologiche prescritte;
3) Riappropriazione della temporalità giornaliera, al fine di recuperare il senso del limite e tollerare la routine;
4) Riconoscimento delle competenze e abilità personali, con l’obiettivo di inscriverle nel raggiungimento di un’adeguata stima di sé, anche attraverso il confronto con gli altri;
5) Responsabilizzazione: l’utente viene invitato ad avere un più agevole rapporto con la realtà sociale al fine di maturare una sempre maggiore autonomia e consapevolezza delle responsabilità nei confronti di sé e degli altri. Tale lavoro prevede l’attribuzione di ruoli di responsabilità nelle attività quotidiane, all’interno della comunità e gradualmente nel rapporto con l’esterno;
6) Rapporti con la famiglia: l’obiettivo è quello di incentivare e sostenere l’utente nel dialogo e nei rapporti con la propria famiglia (telefonate, visite in comunità, eventuali permessi a casa) e nel recupero di legami spesso deteriorati dal comportamento d’abuso della sostanza;
7) Sperimentazione esterna: attraverso uscite strutturate si permette all’utente di rapportarsi con la realtà esterna in maniera autonoma e costruttiva, verificando se stesso e il proprio processo di cambiamento.

Le attività psicocorporee.
L’utente partecipa alle attività psico-corporee previste all’interno del percorso comunitario, strutturate in due sessioni giornaliere (ed eventuali sessioni aggiuntive).
Lo scopo di tali attività è di rafforzare la capacità di prendersi cura del sé corporeo, attivando un precorso di riconoscimento e di integrazione tra le percezioni relative al proprio corpo, come la fatica ed alcuni stati emotivi sottesi, come il senso di vuoto o di impotenza.

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